Vai al contenuto
Home » Acquaponica.blog: il blog italiano sull’acquaponica. » Piante officinali in acquaponica: possibili vantaggi

Piante officinali in acquaponica: possibili vantaggi

Ciao a tutti!

Oggi voglio parlarvi di un argomento interessante ma non molto diffuso: la coltivazione di piante officinali.

Questa è – oltre ovviamente all’acquaponica – una delle mie passioni, perciò non potevo fare a meno di parlarvene, prima o poi…

Già di per sé la coltivazione convenzionale di queste piante è abbastanza limitata, e lo è ancor più in acquaponica. 

Eppure, potrebbe essere una soluzione alternativa ed originale da non sottovalutare, soprattutto per le piccole realtà agricole.

Volete saperne di più? Allora iniziamo!

Cosa sono le piante officinali?

Il termine “pianta officinale” deriva da una tradizione culturale e storica del nostro Paese, sancita dalla Legge n.99 del 6 gennaio 1931

È una legge che è rimasta in vigore per tantissimo tempo, infatti è stata sostituita soltanto nel 2018 tramite il Decreto Legislativo del 21 maggio 2018 n.75 (Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, ai sensi dell’articolo 5, della legge 28 luglio 2016, n. 154).

Essa faceva riferimento all’officina o opificina, nel significato di “laboratorio farmaceutico”, dove le piante venivano sottoposte alle diverse lavorazioni che le rendevano impiegabili per diversi scopi.

L’accezione, quindi, sta ad indicare, in senso generale, quelle piante che possono essere lavorate all’interno di un laboratorio. 

Da un punto di vista agronomico con questo termine si identifica un insieme di specie vegetali (e non) molto eterogeneo. Infatti, come dice l’Articolo 1, comma 2 del Testo Unico:

…per piante officinali si intendono le piante cosiddette medicinali, aromatiche e da profumo, nonché le alghe, i funghi macroscopici e i licheni destinati ai medesimi usi. Le piante officinali comprendono altresì alcune specie vegetali che in considerazione delle loro proprietà e delle loro caratteristiche funzionali possono essere impiegate, anche in seguito a trasformazione, nelle categorie di prodotti per le quali ciò è consentito dalla normativa di settore, previa verifica del rispetto dei requisiti di conformità richiesti.

Si comprende subito che l’elenco di tutte le specie ritenute officinali è davvero molto lungo, considerando anche il fatto che sono comprese delle specie già impiegate normalmente per l’alimentazione.

Esiste in realtà anche un’altra specificazione terminologica, che distingue le piante officinali in senso lato da quelle medicinali. 

Infatti, nel linguaggio comune spesso si sovrappone l’uso dei due termini, ma legalmente indicano due diverse entità: il termine “officinale” è esclusivamente procedurale e indica quelle piante inserite all’interno di elenchi ufficiali come utilizzabili dalle officine farmaceutiche, a prescindere dal fatto che queste piante abbiano o meno proprietà di tipo medicinale

Il termine “pianta medicinale”, invece, indica ogni vegetale che, secondo la definizione dell’OMS del 1980:

…contenga, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono precursori di emisintesi chemio-farmaceutiche.

Quindi una pianta può essere officinale in un paese e non in un altro, a seconda delle specifiche regolamentazioni, ma essa sarà sempre una pianta medicinale a prescindere.

Ma che cosa distingue queste specie?

Ciò che caratterizza una pianta officinale sono le classi di principi attivi che contiene, che sono chimicamente molto diversi fra loro. 

Alcuni di essi, sono, ad esempio:

  • Alcaloidi
  • Glicosidi
  • Gomme
  • Mucillagini
  • Principi amari
  • Tannini
  • Acidi organici
  • Enzimi
  • Vitamine
  • Resine, balsami, gommoresine
  • Oli essenziali

…E altri ancora.

La parte della pianta più ricca in principi attivi che hanno una attività biologica sull’organismo umano e/o animale si chiama “droga”. Le droghe possono essere:

  • Le radici o altri organi ipogei: rizomi, tuberi, bulbi, bulbo-tuberi (es. Valeriana, Ginseng, Zenzero)
  • Le foglie (es. Alloro, Basilico)
  • Le sommità della pianta o cimette (es. Menta, melissa)
  • I fiori e le infiorescenze (es. Lavanda, Calendula, Camomilla)
  • I frutti (es. Acheni di Finocchio)
  • Le gemme (es. gemme di conifere)
  • La corteccia di rami o radici (es. quercia, sambuco, frangola)
  • Tutte le parti aeree della pianta (es. assenzio)
  • L’intera pianta (es. tarassaco)

Come possiamo intuire, le diverse specie vengono impiegate in modo molto diversificato, sia per i principi attivi che contengono (oltre che il modo con cui questi vengono estratti), e sia per la parte di pianta dove sono presenti. 

In generale, si usano per scopi medicinali, fitoterapici, erboristici, liquoristici, aromatizzanti, igienici, profumieri e cosmetici.

Che realtà esistono?

A livello globale il mercato delle piante officinali è in crescita, in quanto aumenta sempre più l’interesse nei confronti dei prodotti di origine vegetale.

In particolare, le filiere principali sono le seguenti:

  • Filiera delle spezie di origine tropicale
  • Filiera delle specie aromatiche delle zone temperate
  • Filiera delle piante per estrazione di oli essenziali
  • Filiera delle piante medicinali.

A noi potrebbero potenzialmente interessare soprattutto le ultime tre filiere, anche se non è completamente esclusa la possibilità di coltivare alcune specie esotiche, magari entro una serra adattando il clima alle loro esigenze.

C’è da dire che le realtà che si occupano di queste coltivazioni sono molto disparate: le differenti specie vegetali sono richieste dal mercato in quantità nettamente diverse, e anche lo scopo dei produttori è molto variabile. Di conseguenza, le aziende agricole di piante officinali possono essere di differenti dimensioni: 

  • C’è chi, ad esempio, preferisce coltivare notevoli quantità di una o poche specie, da destinare alla vendita all’ingrosso (es. camomilla per tisane) oppure all’estrazione degli oli essenziali (es. menta o lavanda).
  • C’è chi, al contrario, ha a disposizione poca superficie, e decide di investirla in una coltivazione molto variabile: in questo modo potrà vendere, magari direttamente, una serie diversificata di prodotti (ad esempio tisane, cosmetici, sali aromatici, ecc.). Questo è il caso più diffuso in montagna.
  • Esistono anche delle coltivazioni specializzate da destinare all’estrazione dei principi attivi per uso farmaceutico, erboristico, ecc. In questo caso, le dimensioni dell’azienda varieranno in base alla quantità di principio attivo richiesto sul mercato ed alla quantità di materiale necessario per estrarlo.

La dimensione delle aziende, infine, dipende anche molto dalla manodopera richiesta dalla specie prescelta: non tutte le piante, infatti, possono essere gestite dai moderni macchinari, ma devono essere sottoposte soltanto a delicate attività manuali: pensiamo, ad esempio, alla raccolta dello zafferano o dei fiori destinati alle tisane (es. fiordaliso, calendula…).

Qualunque sia il tipo di azienda, comunque, spesso il guadagno derivato dalla produzione di questi tipi di piante è superiore rispetto a quello ottenuto dalle coltivazioni di specie più comuni per uso alimentare. Questo proprio per la loro minor diffusione, per la manodopera richiesta, e per il loro particolare impiego.

Piante officinali in acquaponica…perché no?

Secondo ciò che abbiamo visto sopra, possiamo ritenere che la coltivazione di piante officinali possa essere una interessante prospettiva.

E perché non farlo in acquaponica?

A mio parere ciò avrebbe senso soprattutto nelle piccole realtà, dove si potrebbe sfruttare il poco spazio a disposizione per crescere tutta una serie di piante diverse, in quantità superiore rispetto alla coltivazione in pieno campo.

Questo ragionamento è già stato fatto in riferimento all’idroponica: si è iniziata a vagliare la possibilità di coltivare le piante officinali in condizioni artificiali, soprattutto con l’obiettivo di gestire in maniera più standardizzata la qualità del prodotto e dei suoi principi attivi

Questo tipo di gestione delle piante sarebbe infatti funzionale per condizionare la produzione dei metaboliti secondari d’interesse, mettendo i vegetali in un ambiente controllato idoneo a questo scopo.

In merito a questo argomento, vi consiglio di dare un’occhiata a questo libro (trovate il titolo anche nelle fonti qui sotto) ed in particolare al capitolo che tratta di una ricerca sull’Echinacea angustifolia coltivata in idroponica.

Ovviamente nel caso dell’acquaponica non è detto che lo scopo sopra citato sia ugualmente possibile: basta pensare al fatto che non possiamo prevedere perfettamente la composizione nutrizionale della soluzione circolante, come invece avviene in idroponica. 

Sarebbe necessario studiare approfonditamente la questione e valutare se, anche nel nostro caso, si potessero ottenere dei vantaggi qualitativi di questo tipo.

Nonostante questo, non sarebbe comunque una brutta idea quella di provare a coltivare questi vegetali anche in acquaponica, poiché indubbiamente esistono altri benefici molto interessanti.

Quali sarebbero i vantaggi?

Vediamo quelli che potrebbero essere i principali vantaggi della coltivazione di piante officinali in acquaponica. 

Premetto che queste idee sono personali e frutto di miei ragionamenti, ma sicuramente esistono altri aspetti positivi che non ho al momento considerato:

  1. Alta produzione su poca superficie: questo è uno dei tipici vantaggi che offre l’acquaponica: possiamo usufruire meglio degli spazi a disposizione, magari anche sfruttando la verticalità.
  2. Incremento del reddito grazie alla produzione ittica: aumentare la varietà dei prodotti offerti è spesso un vantaggio dal punto di vista economico, in quanto attira consumatori con esigenze differenti.
  3. Facilitazione delle operazioni manuali: ritornando al discorso sopra citato, la gestione delle operazioni agronomiche su alcune piante officinali è manuale. Le strutture tipiche dell’acquaponica conferiscono delle agevolazioni di non poco conto: ad esempio, i letti di crescita rialzati eliminano il problema di abbassarsi, facilitando la raccolta.
  4. Eliminazione delle infestanti ed altri vantaggi agronomici: quello delle infestanti è uno dei principali problemi di chi coltiva piante officinali, soprattutto nei casi di gestione manuale delle coltivazioni: in acquaponica il problema è notevolmente ridotto o eliminato.
  5. Pulizia del prodotto: questo è un aspetto essenziale per diverse ragioni. Innanzitutto, nel caso dell’impiego delle piante per l’estrazione di principi attivi, è bene che ci siano meno contaminanti possibili per garantire la purezza dell’estratto.  In secondo luogo, esistono dei prodotti che non possono essere lavati (pensiamo ad esempio a fiori e foglie da essiccare), dunque è bene che non siano imbrattati dal terreno.  Infine, alcune parti vegetali coltivate fuori-suolo potrebbero essere raccolte e pulite con più facilità: è il caso, ad esempio, delle radici o di altri organi ipogei (valeriana, ginseng, zenzero…).
  6. Allungamento del periodo d’offerta: anche se non vogliamo impiegare sistemi di forzatura, gli impianti acquaponici che prevedono la presenza di una serra potrebbero rendere le condizioni climatiche più confortevoli per le piante per un periodo un po’ più lungo.
  7. Minor competitività con gli altri produttori: offrire un prodotto differente dalla norma potrebbe essere un punto di svolta per essere più competitivi sul mercato, oppure, semplicemente, per attirare i clienti più curiosi. 

In effetti, l’offerta di beni agricoli ad uso alimentare è già notevolmente diffusa, quindi puntare su un prodotto diverso potrebbe distinguerci dagli altri. 

Inoltre, il prodotto officinale potrebbe essere ulteriormente valorizzato per il suo ottenimento con processi naturali e privi di chimica. 

Possiamo comunque produrre sia piante officinali che ortaggi: nessuno ce lo vieta, e anzi ci consente di ampliare la nostra offerta.

E a voi, vengono in mente ulteriori aspetti positivi?

Sottolineo che ho escluso volutamente altri diversi vantaggi tipici dell’acquaponica, perché già li conosciamo e inoltre sono validi per tutte le produzioni vegetali in generale.

Sperimentiamo!

Come ho già detto, le sperimentazioni fuori – suolo (e non) inerenti alle piante officinali sono molto minori rispetto a quelle condotte sulle piante “convenzionali”, e questo è ovvio, dato che in genere non sono specie essenziali per l’alimentazione. 

Se già le prove in idroponica sono rare, poi, figuriamoci in acquaponica!

Per quest’ultima sono facilmente reperibili soltanto alcuni studi su delle piante aromatiche, tra cui il basilico, che, come credo ben sappiate, ha molto successo in acquaponica.

A proposito: se vorreste leggere un articolo specifico su questa pianta, fatecelo sapere e vi accontenteremo!

Esistono però tantissime altre specie che potrebbero essere interessanti da testare, e il cui impiego magari ha anche una lunga tradizione nella vostra zona. 

Non è detto che tutte le piante officinali siano adatte all’acquaponica: magari non tollerano questo specifico ambiente di crescita, oppure la loro qualità potrebbe non risultare delle migliori, come abbiamo già specificato sopra. 

Tuttavia, sono sicura che diverse specie potrebbero invece svilupparsi bene e avere un’ottima performance in questo tipo d’impianto.

Dunque, come fare? Non ci resta che provare! 

Conclusioni sulle piante officinali in acquaponica

Per oggi finiamo qui, anche se ci sarebbero ancora molte cose da dire…

Mi sarebbe piaciuto molto presentarvi alcune possibilità di coltivazione in acquaponica nello specifico, ma, purtroppo, le informazioni al riguardo sono ancora piuttosto scarse.

Spero comunque di avere suscitato in voi curiosità ed interesse nello sperimentare anche queste strade alternative.

Se avete delle esperienze riguardo questa tematica, siamo davvero curiosi di conoscerle: potete raccontarcele commentando qui sotto, oppure sui social o sul nostro nuovo forum!

E allora, acquaponici, non mi resta che salutarvi…Alla prossima!

FONTI

Catizone P., Barbanti L., Marotti I., Dinelli G. Produzione ed impiego delle piante officinali. Pàtron Editore. Bologna, 2013 (ristampa del 2018). (link)

Morelli I., Flamini G., Pistelli L. Manuale dell’erborista. Biosintesi, estrazione e identificazione delle sostanze di origine vegetale. Tecniche nuove. Milano, 2005. (link)

Pardossi A., Tognoni F., Mensuali A. (a cura di). Colture artificiali di piante medicinali. Produzione di metaboliti secondari nelle piante medicinali in coltura artificiale. Aracne. 2007. (link)

Legge n.99 del 6 Gennaio 1931

Piano di Settore Officinali 

Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, ai sensi dell’articolo 5, della legge 28 luglio 2016, n. 154. (18G00100) (DECRETO LEGISLATIVO 21 maggio 2018, n. 75) 

Exit mobile version