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Agri Island: acquaponica 4.0

Acquaponica.blog ha avuto l’opportunità d’intervistare uno dei soci fondatori di Agri Island, una delle più innovative realtà acquaponiche italiane. Durante l’intervista, Giordano Ferrari, ci racconta di come Agri Island voglia sviluppare la coltivazione acquaponica con l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione e conoscenze ingegneristiche. Con tutte le loro competenze puntano a migliorare resa e bontà dei prodotti. Sarà possibile avere la massima sostenibilità (anche economica) nel futuro dell’industria acquaponica?

Com’è iniziato il progetto ?

Qualche anno fa ho incontrato Pierpaolo Lacquaniti, ingegnere e studioso di acquaponica da 20 anni. In quell’occasione mi ha raccontato di questa nuova tecnologia: l’acquaponica. Ho pensato subito che avremmo dovuto costruire insieme un’azienda. Così nasce il progetto Agri Island, nel 2017, con l’obiettivo di realizzare impianti acquaponici industriali. Le nostre smart farm sono basate sul processo acquaponico. Hanno un elevato livello di automazione e sono capaci di generare modelli di business e di sostenibilità molto evoluti.

Il team di Agri Island, a oggi, è composto da noi soci, aiutati da una quindicina di  giovani talenti. Tra i soci, Andrea e Pierpaolo, entrambi ingegneri che hanno una grandissima esperienza nella gestione di trattamento delle acque e costruzione d’impianti industriali. Io e Vincenzo presidiamo invece i temi di sviluppo del business.

Cosa fa Agri Island?

Agri Island sviluppa impianti “industriali” acquaponici per le produzioni agricole, con criteri progettuali avanzati e modelli di gestione e controllo basati su tecnologie all’avanguardia.

– Giordano Ferrari

La sensoristica che utilizziamo è di ultima generazione. L’abbiamo sviluppata attraverso dei software di proprietà: negli ultimi cinque anni sono anche stati depositati tre brevetti.

Agri Island è un progetto imprenditoriale innovativo con una spiccata vocazione verso la ricerca e sviluppo che si è concretizzata, tra l’altro, in una partnership con l’Università di Tor Vergata. Quest’ultima ha portato anche alla costituzione di AiResearch, uno spin-off, appunto, partecipato da Agri Island e dall’università. Questo è dedicato allo sviluppo di software basati su intelligenza artificiale e sulla blockchain, impiegati nella gestione dei processi produttivi.

Dopo cinque anni di studio e ricerca applicata, abbiamo sviluppato due impianti. A Tarquinia è presente il nostro laboratorio R&D, l’altro è all’interno dell’orto botanico di Tor Vergata, gestito dal Dipartimento di Biotecnologie dell’Università. Abbiamo potuto sperimentare le caratteristiche nutraceutiche di alcuni prodotti coltivati e le loro qualità organolettiche. Inoltre, seguendo rigorosi protocolli sperimentali, coadiuvati da agronomi, abbiamo potuto verificare la capacità di questi impianti di coltivare numerose specie vegetali e misurarne la capacità produttiva.

Quali sono gli altri progetti che state sviluppando?

Al momento siamo impegnati in numerose progettazioni di farm acquaponiche di dimensioni significative. In particolare, per due di esse, Agri Island è anche il socio di maggioranza. In generale, nel nostro modello di sviluppo, ipotizziamo una partnership con i nostri clienti. Questa prevede, da una parte, una nostra partecipazione attiva da un punto di vista societario, dall’altra un contributo nella gestione degli impianti.

I vostri prodotti sono già presenti sul mercato?

Non ancora. Abbiamo fatto una scelta strategica differente: non vogliamo cadere nell’errore di fare un buon storytelling senza dietro delle capacità produttive in grado di soddisfare i bisogni del mercato. L’impianto di Tarquinia ha selezionato delle famiglie a cui distribuisce i prodotti. Nel frattempo lavoriamo sulla chiusura della filiera di vendita, la distribuzione, la qualità dei prodotti e la loro tracciabilità.

Avete avuto problemi nell’impostazione degli impianti?

Agri Island è un’azienda di tecnologia e d’ingegneria, grazie soprattutto ai miei colleghi, che nel campo ingegneristico hanno una consolidata esperienza progettuale.

Attraverso l’attività di ricerca e sviluppo abbiamo migliorato al massimo la qualità e l’efficienza dei nostri impianti, ma non si finisce mai di avanzare. La tecnologia evolve con una rapidità incredibile. I processi di miglioramento continuo e di ricerca di soluzioni in grado di ottimizzare ogni singolo aspetto del processo, fanno parte del lavoro quotidiano del team.

Nel nostro modello abbiamo progettato l’ambiente in cui vivono e si sviluppano piante, batteri e pesci, come fosse una “spa”. Ricostruiamo le condizioni ottimali così come sono risultate da un processo di sperimentazione, con prove e controprove, fino alla definizione della formulazione ideale.

Il principio di Agri Island è realizzare per ogni singola specie, vegetale e animale, un sistema che autonomamente mantenga l’impianto in equilibrio. Quindi manteniamo il sistema al massimo delle performance attraverso l’inserimento di sensori, domotica e algoritmi di regolazione e controllo.  Ad esempio, grazie a questo metodo, i vegetali producono un metabolismo secondario più ampio. Questo migliora la qualità dei prodotti e ne aumenta la propria capacità immunologica: sono capaci di auto difendersi in maniera naturale.

Qual è secondo voi il vostro maggiore punto di forza?

Sicuramente la versione “industriale” dei nostri impianti. Questa punta a superare l’approccio all’acquaponica con una modalità “fai-da-te”, che fa crescere il settore, ma il “taglio” di Agri Island è un po’ diverso. Le nostre smart farm sono progettate e realizzate con criteri industriali: alta affidabilità, sistemi di sensoristica e software di monitoraggio, nonché un controllo in grado di minimizzare i rischi connessi all’equilibrio del sistema. 

All’interno dei nostri impianti sono presenti decine di sensori, con un sistema di videocamere di superficie e in acqua connesse a una war room. Qui un team di analisti monitora che le piante crescano sane, con un apparato radicale adeguato, e con tutti i parametri chimico-fisici del sistema nei range ottimali di equilibrio.

Grazie alla collaborazione con l’università, sono state pubblicate due ricerche internazionali su prodotti coltivati all’interno dei nostri impianti. I risultati evidenziano come questi prodotti esprimono caratteristiche nutraceutiche, in termini di polifenoli e antiossidanti, molto buone e mediamente superiori (dalle quattro alle dieci volte in più) rispetto agli equivalenti prodotti coltivati con processi tradizionali.

A chi si rivolge la vostra offerta?

Come clienti per il momento ci occupiamo di due mondi differenti: i clienti di Agri Island sono imprenditori agricoli o industriali, tendenzialmente interessati a realizzare impianti. Con molti di loro abbiamo avviato un confronto per costruire delle solide partnership. Dall’altro versante troviamo le nostre aziende produttive che, in prospettiva, potranno operare sia con modelli B2B con la GDO, sia con modelli B2C direttamente con il consumatore finale. Ci sono famiglie che hanno testato i nostri prodotti, i cui bambini che non volevano mangiare le verdure, ora non ne possono più fare a meno, grazie all’ottimo sapore.

L’obiettivo di Agri Island è anche quello di cambiare l’approccio al cibo. Non puntiamo a mettere sul mercato un prodotto “naturale” che possa essere riconosciuto come da filiera biologica. Vogliamo far arrivare sul tavolo un’insalata che, grazie al QR code, possa consentire al consumatore finale di accedere ad una serie di informazioni “certificate” e trasparenti, sul punto di vista nutrizionale e sul processo di crescita.

Per questo, ogni settimana facciamo un’analisi sui 250 inquinanti al di sopra e al di sotto dei quali si è biologici: i nostri risultati evidenziano un “NR” (non rilevabili), sempre, per ciascuno di essi.  I nostri prodotti, quindi, risultano biologicamente puri, privi di metalli e di qualunque inquinante; inoltre, stiamo cercando di certificare la parte di espressione in termini di potenziamento di anti fenoli, antiossidanti, polifenoli, etc. Puntiamo all’idea che si mangino prodotti di cui si conoscono al 100% le caratteristiche.

Come funziona esattamente il QR?

Utilizziamo due tipologie di tecnologia, il QR code e l’RCA, tra le quali poi sceglieremo quella più adatta. Il funzionamento avviene attraverso la parte sensoristica che guida, governa e monitora l’intero ecosistema.

I dati derivati dal tracciamento dei prodotti sono messi a disposizione del consumatore per avere una visione completa di quello che riguarda quel prodotto, dalla sua coltivazione alla composizione nutritiva.

Con AIResearch abbiamo anche avviato una riflessione al nostro interno affinché la “certificazione” di questi dati e informazioni, possa avvenire all’interno di una blockchain.

Inoltre, stiamo studiando dei sistemi capaci di dare informazioni predittive sullo sviluppo basati su algoritmi di artificial intelligence di machine learning. Quello che vorremmo è che in futuro, i nostri impianti, raccogliendo e storicizzando nel tempo i dati relativi al loro funzionamento, possano apprendere e imparare a gestirsi al meglio. In questo modo potrebbero anche suggerire il mix ideale della configurazione d’impianto, questo a seconda delle condizioni ambientali e del sistema.

Utilizzate mangimi particolari?

Riguardo ai mangimi, grazie alla collaborazione con l’università, stiamo valutando ricette che siano il più possibile specifiche per il tipo di pesce allevato e per le piante vegetali coltivate. Ad esempio: alle fragole serve maggiore quantità di ferro, quindi ai pesci daremo un mangime più ricco di emoglobina in modo che, quando il pesce lo scinde, lo trasformi direttamente in ferro e così via.

L’impegno sociale di Agri Island

Agri Island, sin dalla sua nascita, ha portato avanti un concreto impegno nel sociale. Stiamo attualmente realizzando un impianto di acquaponica in Costa d’Avorio (Agri Avorio) a fianco di una scuola rurale e di un orfanotrofio.

Come sappiamo una delle malattie endemiche dell’Africa è il diabete, dovuto alla dieta costituita quasi solamente da riso. In questo contesto dunque abbiamo portato il nostro impianto di acquaponica che produce vegetali freschi e proteine di alta gamma attraverso il pesce.

Siamo inoltre arrivati al terzo progetto sviluppato insieme alla regione Lazio di agricoltura socio-innovativa dove collaboriamo con ragazzi portatori di disabilità. Costruendo il terzo impianto acquaponico indoor, all’interno dei nostri uffici a Tor Vergata, portiamo questi ragazzi a fare un percorso dove imparano a utilizzare questa tecnologia. Ci dà molte soddisfazioni in quanto queste tecnologie, se costruite con un layout e con criteri attenti ad eliminare le barriere architettoniche, possono essere facilmente gestite anche da persone con disabilità.

Quali pesci allevate nei vostri impianti?

In questi cinque anni ne sono stati allevati di tutti i tipi, tendenzialmente una filiera che utilizza maggiormente pesci ornamentali: carpe koi, orang, igarashi e un’altra che si centra di più sulla parte ittica, quindi tilapia, coregone, etc. Ad ogni modo, ne alleviamo diverse tipologie e al momento, all’interno del nostro impianto, ci sono carpe koi e tilapia.

Agri Island punta ad espandersi?

Assolutamente sì. Agri Island ha l’ambizione di svilupparsi anche a livello internazionale, ma più che accedere al mercato con un modello fortemente concorrenziale, crede in un modello di cooperazione nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

Credo che sia importante una spinta verso la conversione del settore agricolo, che ha un elevato impatto a livello ambientale. Se sommiamo tutti i campi agricoli del mondo parliamo di circa il 42% della superficie terrestre, più di Africa e Sud-America messe insieme e l’acqua che viene consumata per l’attività agricola nel mondo è circa il 70%.

Trovare soluzioni, anche contro l’utilizzo di pesticidi e concimi, è assolutamente un must che da qui ai prossimi 50 anni dobbiamo prendere in carico. Quello che sto dicendo, è che bisogna convertire l’intero settore. Il settore agricolo è così ampio e così esteso che dobbiamo imparare a fare sinergia.

Dobbiamo rendere questa tecnologia affidabile: permetterle di esprimere tutte le sue potenzialità e diffonderne la conoscenza. Questo è il vero obiettivo. L’idea è di costruire il più possibile distretti, farm e impianti in modo tale da poter veramente beneficiare di questa produzione che è considerata una delle più sostenibili in questo campo.

La diffusione

Sono molto convinto del fatto che sia fondamentale far conoscere alle persone questi prodotti, lo sforzo e il cambio di paradigma che possiamo fare. Sicuramente c’è molto da lavorare. Il punto è che ora si è aperto il “vaso di Pandora”. Oggi si è compreso che questo settore va rinnovato e, soprattutto, che sono presenti delle soluzioni che possono farci cambiare in maniera importante. Nella nostra ricerca abbiamo anche sperimentato la coltivazione di ulivi, limoni, noccioli. Abbiamo appena sperimentato la coltivazione in acquaponica del nocciolo che invece di entrare in piena produzione tra l’ottavo e il nono anno, fruttifica in un anno e mezzo.

Non sto dicendo che l’acquaponica potrà essere utilizzata a breve per gli alberi o per le coltivazioni intensive, come grano, riso, etc. Già se oggi riuscissimo a utilizzarla per il comparto degli ortaggi e delle piante da foglia, ma anche dell’allevamento ittico, sarebbe già un grande passo avanti.

Cosa cercate ora per la vostra azienda?

Quello che ad oggi cerchiamo è, da un lato, imprenditori e investitori che siano interessati a partnership per lo sviluppo di distretti acquaponici, anche attraverso una riconversione e riqualificazione di siti esistenti (il nostro modulo base standard è di 1000m2) e, dall’altro, costruire delle filiere specializzate in food, pharma e cosmetica.

Al momento siamo impegnati in numerose progettazioni di farm acquaponiche di dimensioni significative. In particolare, in due di esse, Agri Island è anche il socio di maggioranza. In generale, nel nostro modello di sviluppo, ipotizziamo una partnership con i nostri clienti che preveda sia una nostra partecipazione attiva da un punto di vista societario, sia un contributo nella gestione degli impianti.

Agri Island: l’acquaponica 4.0 del futuro